mercoledì 29 gennaio 2014
giovedì 5 dicembre 2013
MARCO OSTONI A PROPOSITO DI "QUESTA NON E' LA MIA PATRIA"
E' uscita oggi una recensione del mio romanzo a firma di Marco Ostoni, che ringrazio di cuore per l'apprezzamento, l'originale chiave di lettura e la felicità dello stile. Si può leggere su:
Del romanzo, Ostoni parla anche in una rubrica rintracciabile all'indirizzo you tube:
http://www.youtube.com/watch?v=o6XUQKWpuVg
giovedì 14 novembre 2013
PIETRE, PIUME E INSETTI - l'arte di raccontare la natura - a cura di Matteo Sturani
La
natura è stata infinita occasione di scoperte e costante motivo di attenzione
per moltissimi scrittori, poeti e saggisti di stampo scientifico o umanistico,
che hanno tratto sollievo e ispirazione da incantate e meditabonde
perlustrazioni tra mari, montagne, boschi e praterie, sempre a caccia di
miracoli copiosamente offerti dal mondo animale o vegetale. La figura del naturalista,
che nel corso del secolo trascorso ha perso credito e popolarità a favore dei
rappresentanti delle diverse discipline specialistiche - il naturalista che ama
il regno naturale con abbraccio largo e peculiare, attento al quadro generale così
come al suo dettaglio, contemplatore del paesaggio e scopritore di frammenti
illuminanti - ha lungamente convissuto con quella del fine letterato. Camillo
Sbarbaro, il poeta ligure amato da Montale, fu grande appassionato di licheni,
primordiali e pittoriche impronte di esistenza che colorano il mondo
dell’inerte come forme di rinascita ostinata anche negli ambienti in cui l’aridità
pressoché assoluta sembrerebbe non trovare antagonisti. Ernst Jünger fu
notevole entomologo, munito, nell’esercizio di raccolta e classificazione dei
suoi campioni, della stessa calma celestiale, e inquietante, con la quale si
aggirava nelle tempeste d’acciaio dei fronti bellici della seconda guerra
mondiale, testimoniando di sé stesso come di uno strano essere a cavallo tra
raffinatissimo flaneur e algido guerriero. Vladimir Nabokov, la cui grazia
stilistica tocca impressionanti vertici di precisione e fluidità, si dedicò per
tutta la vita a raccogliere farfalle, e in questa antologia di scritti sulla
natura curata dal naturalista e professore di liceo a Torino Matteo Sturani, dà
testimonianza della sua adorata malattia in uno scritto di grande bellezza, che
come nei migliori esempi di scrittura rende conto e supera il tema trattato per
illuminare il senso profondo di un costante impegno volto all’osservazione e
alla ricreazione della vita. "Confesso di non credere nel tempo" scrive Nabokov. "Dopo l'uso mi piace ripiegare il mio tappeto magico, così da sovrapporre l'una all'altra parti diverse del disegno. E che i visitatori inciampino pure. E la gioia più grande dell'assenza di tempo - in un paesaggio scelto a caso - viene quando mi trovo tra farfalle rare e piante di cui esse di nutrono. E' quella, l'estasi, e dietro l'estasi c'è qualcos'altro difficile da spiegare. E' come un vuoto momentaneo in cui si riversa tutto ciò che mi è caro. La sensazione di essere tutt'uno con sole e pietra. Un fremito di gratitudine rivolto a chi di dovere - al genio contrappuntistico del destino umano o ai teneri spettri che assecondano un fortunato mortale." Mirabile è pure il brano del naturalista francese
Jean-Henri Fabre, prosatore scientifico e scrittore autentico che racconta
un’ascensione al monte Ventoux con tutta la serie di difficoltà e regali che
costellano il percorso della smilza, avventurosa comitiva di esploratori.
Piacevolissimi incontri e al tempo stesso inviti a ulteriori approfondimenti
sono i passi di importanti autori contemporanei come Jonathan Franzen o Robert
Mcfarlane, uno dei più apprezzati narratori di viaggio inglesi, che conferisce
piena dignità di personaggio autonomo al bosco, di cui racconta il progressivo
assottigliarsi lungo il corso dei millenni, trasformando un breve saggio di
storia naturale in un teatro di avventure dove gli eroi impassibili e
superstiti sono macchie ondivaghe di magnificenti alberi. Una poetica
trasfigurazione del paesaggio rurale cileno osservato con occhi di bambino è il
frammento di prosa tratto dalle memorie di Pablo Neruda, mentre esilaranti e
colme di fantastica quanto scrupolosa esuberanza sono le incursioni nella
nomenclatura di comuni e rari bacherozzi stilata dal pirotecnico e sardonico maestro
dell’Adalgisa, il grandissimo Carlo
Emilio Gadda. L’antologia einaudiana è libro ideale per fruizioni capricciose; da
tenere in giro, negli angoli di casa preferiti, per il giusto tempo, bene in
vista tra i cuscini del divano, nell’angolo di un tavolo o sotto l’abat-jour
del comodino, depositandolo e ripescandolo secondo l’estro momentaneo,
navigando tra l’uno e l’altro dei trentadue pregevoli signori che contiene -
ahimè manco una rappresentante dell’altra magnifica metà del mondo - e scivolando
di tanto in tanto verso quella decina di pagine centrali, prezioso spartiacque dove
sono riprodotti alcuni quadri con nature morte che riprendono dettagli in
apparenza marginali di paesaggio, insetti, cibo e scarti di vario genere, dai
fiammiferi ai ritagli di giornale alle piume perse da un uccello: cammei
pittorici frutto delle poetiche contemplazioni di Mario Sturani, nonno del
curatore e capostipite di un’eccentrica dinastia di naturalisti.
Vladimir Nabokov a caccia di farfalle
sabato 26 ottobre 2013
FRANCO ARMINIO - GEOGRAFIA COMMOSSA DELL'ITALIA INTERNA
Franco
Arminio è poeta che scioglie i suoi versi in una prosa aperta come un ventaglio
di sguardi, percezioni, intuizioni. Un pensare rapido e incisivo, il sentimento
di un nomade che rimane tale pur viaggiando in terra propria, con la sua
affezione per quel che accarezza da vicino e scruta dal cannocchiale della
lontananza irrimediabile. Il cantore della sua terra irpina e di tutto il
nostro intenso, ferito, sorprendente meridione, si aggira concentrato e
distratto come un nostalgico della pienezza cui è dato di gustarla solo se
intercettata quasi per errore, bandendo ogni volontà di appropriazione, dopo
lunghi corteggiamenti o per effetto di un’amorosa folgorazione, comunque al di
là di verbosi esercizi e studiati appostamenti. La poesia, “il nesso più
potente tra le parole e le cose”, è la sola pratica di salvezza per lo
scrittore di Bisaccia: poesia come sguardo liberato, vibrante di un candore che
sa leggere le cose senza anteporvi i cascami dello scrupolo raziocinante e dei
saperi specialistici; senza ingessare l’anima dei luoghi dietro l’appropriazione
sproloquiante del cattivo politico o del becchino laureato che sotterra il
mondo sotto profluvi di statistiche. Leggere Arminio è respirare un’aria nuova,
intuire una possibilità, una preziosa chance offerta a questa Penisola sfiatata.
Il rimedio per salvare un’Italia perduta in derive sconcertanti è un balsamo interiore
che curi il nostro intero modo di essere uomini: medicina che riscatti
dall’incuria distratta di una modernità bugiarda che chiama progresso
un’inquietante arretratezza culturale e spirituale. Geografia commossa dell’Italia interna è un vademecum per liberi cercatori
e rivoluzionari che invaderebbero di poeti il Parlamento, rigenerando quei convegni
di sonnambuli e ciarlatani lautamente rimpinzati con la partecipazione di uomini
dalle visioni articolate e pure. In mezzo a tanti libri prevedibili e indigesti,
questo di Arminio è un eccentrico regalo, un arioso zibaldone contaminato
ovunque da una forma di particolare grazia. “Ogni sera in televisione si parla
della crisi e invece bisognerebbe parlare del sacro.” Lo scrittore e poeta ha
fame inarrestabile di verità semplici, chiare, verrebbe ormai da dire antiche:
di una vita interiore che manca sempre di più in questi giorni cocciutamente
diretti nel verso sbagliato. Arminio, per realizzare reportage che sono
racconti o versi dissimulati in narrazioni brevi, corre tra i mille cuori della
geografia peninsulare, bazzicando territori negletti, desolati, in cui si
spalancano all’improvviso bellezze struggenti, in mezzo a gente oppressa da
cataclismi e bugie - l’Aquila, l’Emilia dei terremoti -, chiamata a riconquistare
insieme alle pareti infrante il dolce peso dei propri ricordi. C’è un
socialismo dell’anima in queste pagine, un desiderio di incontro e rinnovo di
comunità che spinge alla compassione, alla partecipazione ai guai altrui; un
insistere nell’alveo di una familiarità millenaria da rinverdire accogliendola con
tutti i sensi, da far vibrare dentro il corpo, rifuggendo il solito pietismo
parolaio. Ancorato al suo sud, che diventa meridione nostro e universale, baricentro
e garanzia di sostanza, terra e sangue, il poeta rabdomante, fondatore di una
scienza concreta e amorosa, battezzata come in un patafisico e concretissimo
gioco paesologia, gira per l’Italia
attivandosi come un demone buono anche in rete, diffondendo attraverso Facebook
il suo lavoro, lanciando messaggi di carnale intimità nell’asettico ambiente
dei social network. Rimarca così le tappe dei suoi incontri in centinai di comuni
grandi ma soprattutto piccoli o piccolissimi, manciate di case e piazze
provinciali: appuntamenti cui fa partecipe una nutrita schiera di fedeli amanti
ma prima di tutto complici di un sovversivo progetto umanistico. E’ un’idea di vitalità
poetica che eccede ogni margine imposto e invade questo universo di plastica e
vuoto pneumatico in cui ci siamo conficcati: un soffio di energia sobillatrice
e risolutrice, scomoda e pacifica, utopia in movimento, pensiero minoritario e
contagioso, oggi più che mai necessario. “Intrecciare politica e poesia,
economia e cultura, scrupolo e utopia.” Ecco la direzione della Geografia commossa, che avverte, indica,
eleva: intensa e girovaga, leggera e saettante, facendo pensare qualche volta
al nomadismo terrestre e celeste di un Walser o di un Keller, con una gravità
però di riflessione aggiunta, da speculatore orfico o saggio ammonitore dei
tempi ultimi, originale intreccio che concilia “confliggere e contemplare”, ”ardore
e malinconia”, “Pasolini e Walser” appunto, “due cose che non sono mai state
insieme”, come suggerisce Arminio stesso, riunite entrambe attorno a focolari
di un’Italia ricercata nella sua verità più nuda e forte, tra domestiche mura
di donne e uomini colmi di sofferenza e amore, ambienti di vini scuri, nutrienti,
latte munto da animali che brucano spargendosi, pura acqua corrente e pane tolto
da forni che si direbbero ancora impastati d’argilla. “Non aspettarti niente da
nessuno. E se vuoi aspettarti qualcosa, aspettati l’immenso e l’inaudito. E
chiedilo, metti in ansia gli indifferenti, metti a disagio i tranquilli,
spogliati, metti le costole sul tavolo, butta il cuore nel cestino, lascia che
la tua lingua si affacci alla finestra. Qualcuno verrà a baciarla, oppure sarà
cibo per gli uccelli.” Brucia davvero, Franco Arminio, e noi con lui, di
commozione, mentre leggiamo le sue pagine.
Franco Arminio
giovedì 17 ottobre 2013
VINCENZO MARIA OREGGIA - QUESTA NON E' LA MIA PATRIA
"Un libro da leggere, vero, onesto, per sporcare un po' tutte le nostre anime belle."
Francesca Caminoli
Francesca Caminoli
martedì 15 ottobre 2013
Matteo Speroni su "Questa non è la mia patria". Corriere della Sera, 9 ottobre 2013.
venerdì 11 ottobre 2013
ALICE MUNROE - IL PERCORSO DELL'AMORE
La scrittrice canadese, tra i massimi
esponenti del genere narrativo breve, descrive situazioni essenziali, quadri
limitati a piccoli gruppi familiari nel cui ambito emergono anomalie
illuminanti, increspature e ombre rintracciate nella vita passata o presente
dei protagonisti. E’ la storia in apparenza minore a interessare la Munroe , quella che rimane
inconfessata in fondo alla memoria individuale e plasma un carattere. Il
paesaggio è il Canada rurale immerso in una natura forte, fredda, popolata da
spigolosa gente provinciale. La doppia versione del tentato suicidio di una
madre diventa occasione per gettare una sonda nei lontani ricordi della figlia
testimone dell’atto. Un uomo confessa alla ex moglie la morbosa relazione con
la giovane amante e scopre il sipario sulla dipendenza da un lolitismo
raccontato attraverso i patemi di una conversazione telefonica. Una lente di
ingrandimento dilata frammenti di vita caricandoli di senso e dilemmi sospesi.
In uno dei racconti più belli, La catena
di preghiera, la protagonista si interroga attorno alla consistenza di uno
di questi strani frangenti lasciando trasparire segnali sull’intera poetica
della scrittrice. “Una volta fuori, però, nulla è davvero diverso. Che cosa saranno
mai questi momenti estraniati, chiazze ben delineate in seno alla vita; che
cosa c’entrano con tutto il resto? Non si tratta esattamente di promesse.
Respiri dilatati. Tutto qui?” E’ impossibile determinare la reale consistenza di ciò che è passato. A volte sono errori o prospettive illusorie a comportare le conseguenze
più gravi. Come quando la bambina del racconto scelto per il titolo della
raccolta crede morta la madre prossima ad impiccarsi e fugge in cerca di aiuto.
O quando il Colin ancora adolescente di Monsieur
les deux chapeaux è convinto di aver ferito mortalmente il fratello Ross,
un quasi folle al quale, dopo quel lontano episodio, dedicherà una vita di cure
e attenzioni. Anche l’esistenza della protagonista di Miles City, Montana è scossa da un’epifania frutto dell’illusione
allorché crede per qualche attimo annegata la piccola figlia che sta scherzando
in piscina. La madre, nel riflusso dello shock, compie alcuni esercizi di
immaginazione ipotizzando il corso che avrebbe preso la sua vita nel
verificarsi di un caso così tragico. In realtà non è accaduto niente, ma un
rassicurante equilibrio interiore si è rotto e in una quotidianità senza molto
di nuovo ha fatto capolino l’idea della caducità universale. Lo stile che
sostiene questa ricerca tra ordinario metafisico è marcato da un’aggettivazione
parsimoniosa e incisiva. Nudo come lo sono l’ambiente naturale e i ritratti
umani. Capita di imbattersi in salti temporali che spostano l’azione avanti e
indietro nel tempo. I ricordi della vita di provincia, come in La luna nella pista di pattinaggio, pur
nella verifica dell’occhio retrospettivo, sono percorsi da un’ambigua nostalgia.
Alla sofferenza dei tempi che furono si unisce l’orrore per il male consumato
anche allora. L’immaginaria e bucolica tranquillità provinciale svanisce in un
attimo, in un isolato paese invernale, con la scoperta del suicidio di due
pensionati. Raptus, racconto di
dissimulata ferocia, inizia da qui a presentare lo spettacolo delle chiacchiere
e dei pettegolezzi che si rincorrono affamati di scandalo.
Alice Munroe, Premio Nobel per la Letteratura 2013
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